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Alessandro Serra
12/12/2007
Come presidente dell’associazione "Italia Protagonista" ho voluto dare un impulso particolare affinché si tornasse a parlare seriamente di telecomunicazioni. Con molti dei relatori che mi hanno preceduto c’è stata l’occasione di conoscersi negli anni passati e di approfondire questa conoscenza negli anni in cui sono stato al Governo.
Le tlc del 2001.
Oggi mi rendo conto che c’è un impulso diverso rispetto agli anni precedenti ed avverto dei segnali di difficoltà in un settore, le telecomunicazioni, che durante il mio mandato ha potuto beneficiare di stabilità, attenzione, chiarezza, sostegno e sviluppo. Sono stati anni difficili, anni nei quali le TLC uscivano dalla Internet Bubble... ma anche dall’esposizione economica e finanziaria dovuta ai bandi di gara dell’UMTS... Sono stati anni in cui è stato importante lavorare per mettere in contatto l’industria e la politica, e questo è quello che ci stiamo nuovamente proponendo di fare: costruire un meccaniscmo adeguato per il dialogo tra la politica e l’industria. La politica non percepiva i problemi delle telecomunicazioni e le telecomunicazioni non comprendevano i processi di approvazione e le complessità delle istituzioni. Attraverso il dialogo crediamo di avere fatto molte cose buone come la liberalizzazione del Wi-Fi, molte riforme importanti come il Codice delle Comunicazioni Elettroniche e la Legge per il Riassetto del sistema Radiotelevisivo e tante altre minori. Iniziative importanti per il Paese, per lo sviluppo di Internet e per lo sviluppo delle telecomunicazioni, degli operatori, degli Internet service provider e ci proponiamo di farne altrettante iniziative nel prossimo futuro.
L’Italia è uscita dalla crisi grazie anche ad una politica attenta, che ho rappresentato, che puntava alla salvaguardia dell’occupazione e allo sviluppo delle imprese. Per esempio la battaglia per Blu (che nel 2002 era il quarto operatore mobile nel mercato del GSM) non voleva dire solo garantire il posto di lavoro a duemila lavoratori e a duemila famiglie, ma rappresentava sopratutto l’intento di una classe dirigente che non voleva perdere il treno delle concorrenza interna al mercato europeo, credendo alle illusioni di tanti burocrati di Bruxelles. Gli altri paesi procedono freneticamente nello sviluppo della telefonia mobile e l’Italia non voleva restare indietro. Ascoltando le mire utopistiche di Bruxelles avremmo dovuto, addirittura, bandire una nuova gara per dare spazio a nuovi operatori di seconda generazione, quando erano state appena bandite le gare per il 3G. Ecco, ho sempre preferito lasciare il posto al senso pratico della realtà, piuttosto che credere a improbabili teorie accademiche, che poi si nascondono interessi particolari. Un operatore mobile di seconda generazione nel 2002 non avrebbe aperto il mercato, ma lo avrebbe chiuso definitivamente. Avrebbe fatto crollare il mercato e avrebbe ulteriormente indebolito il settore. L’Italia doveva puntare più in là, verso le nuove tecnologie, verso la terza generazione. E questo era il compito delle istituzioni, dare un indirizzo chiaro al mercato, attrverso una politica sana, attenta e onesta. Non si poteva restare indietro rispetto agli altri paesi Europei. E non a caso siamo stati i primi a lanciare i servizi di terza generazione. I primi insieme al Regno Unito. Ma non lo saremmo stati se l’Italia fosse stata governata da quei professori che a Bruxelles ci indicavano strane teorie utopistiche mai realizzate.
106 anni dalla prima trasmissione transoceanica
Il mio lavoro è sempre stato portato avanti nella memoria di grandi inventori che ci hanno preceduto. Figure che hanno segnato la storia delle telecomunicazioni e che non vengono mai ricordati abbastanza. Enrico Fermi, Antonio Meucci, Guglielmo Marconi devono essere presi come riferimento. Ma anche Federico Faggin, un importante imprenditore italiano che gode di buona salute e che ha inventato il microchip.
Quando abbiamo deciso di organizzare questo convegno ho voluto scegliere la data del 12 Dicembre, perchè già alcuni anni fa celebrammo in questa data i 100 anni della prima trasmissione transoceanica, il primo segnale radio che per opera di Guglielmo Marconi attravesò l’oceano Atlantico. Oggi non sono 100 anni, sono 106 e un futurista come Marinetti riderebbe di questa ricorrenza...
Banda Larga
Per quanto riguarda lo sviluppo della banda larga occorre continuare a sostenere il suo sviluppo. Per il momento l’Italia sta continuando a seguire la strada che avavamo disegnato a suo tempo con la costituzione di Infratel Italia. Tutte le perplessità che l’attuale governo aveva su questa azienda si sono risolte nel momento in cui hanno nominato il nuovo management. Ma non siamo qui per avere riconoscimenti circa la bontà di quello che abbiamo fatto in passato, ma per riconoscere che le idee giuste, che sono state lanciate da noi, oggi continuano a camminare da sole.
C’è un nuovo tema però che si affaccia all’orizzonte: sono le reti di nuova generazione (le NGN, Next Generation Network). L’Italia, lo sappiamo tutti, ha una rete di rame molto capillare e ben distribuita sul territorio. Purtroppo però mostra i segni del tempo. I servizi innovativi ci richiedono un ammodernamento che va oltre quello che fino ad oggi abbiamo pensato per portare servizi di collegamento alla rete Internet sempre più veloci. Portare la fibra ottica il più vicino alla casa dell’utente, significa dover affrontare investimenti molto consistenti (dell’ordine delle decine di miliardi di euro) e quindi è molto importante confrontarsi con tutti gli attori di questo mercato, per scegliere il modello architetturale più congeniale a tutte le imprese, nel legittimo interesse anche degli utenti. Occorre anche chiedersi chi dovrà sostenere questi investimenti e come si dovrà garantire il loro ritorno. E’ una cosa non banale e di questo la politica e le istituzioni devono interrogarsi, anche raccogliendo i suggerimenti e le proposte degli operatori.
Il numero dei collegamenti in banda larga stanno continuando ad aumentare, anche se la velocità con cui aumentavano è diminuita. Gli economisti direbbero che c’è stato un flesso nella crescita, ovvero che si continua a crescere, ma che si cresce meno di prima. Io credo che il mercato senta profondamente la mancanza degli incentivi alla domanda. La politica deve individuare delle linee di intervento semplici e realistiche, per colmare il digital divide e per aumentare la penetrazione anche nella aree già raggiunte.
Con Infratel Italia si stanno realizzando politiche di sostegno all’offerta di servizi di collegamento, che mettono gli operatori di telecomunicazione nelle condizioni di avere nuove infrastrutture pronte ed utilizzabili per raggiungere aree svantaggiate del territorio. Attraverso gli incentivi alla domanda, che non ci sono più, è stata incrementata l’offerta di servizi nelle aree già raggiunte, in modo da colmare divari digitali anche di dimensione urbana, che non sono collegati alla carenza di infrastrutture di collegamento, ma a volte alla saturazione di centrali telefoniche, alla manutenzione delle infrastrutture esistenti. Gli incentivi alla domanda servivano a questo e quando saremo al Governo reintrodurremo questa misura.
Wi-Max
In questi giorni si sta svolgendo la gara per l’assegnazione delle frequenze Wi-Max. Molti cittadini avevano coltivato legittime aspettative legate all’utilizzo di questa tecnologia, proprio per contenere il digital divide e provare nuovi modelli di copertura del territorio. E’ stato con estremo stupore che mi sono accorto che la situazione è la stessa che ho lasciato due anni fa. Quando è uscita la gara per i diritti d’uso sulle frequenze, mi sono accorto di una cosa che sfiora il ridicolo. Nel 2004 le frequenze erano utilizzate dai militari. Ricordo che chiesi al Ministro della Difesa di allora di iniziare a liberare alcune frequenze su cui volevamo avviare la sperimentazione. Era una sperimentazione proprio perché avevamo a disposizione solo 3 dei 20 canali che dovevano essere messi a gara. Invece ho scoperto che la gara che si sta svolgendoin questi giorni prevede l’assegnazione dei diritti d’uso proprio e solo di quei tre canali che avevamo fatto liberare allora. Mentre gli altri canali non sono mai stati resi utilizzabili e sono ancora occupti dal Ministero della Difesa. Ma allora quale è il risultato del Ministero delle Comunicazioni. Aver prodotto un bando di gara? E gli altri canali quando saranno liberati? Che senso ha fare una gara per un piccolo pezzo di spettro? Le risorse diventano ancora più scarse, le possono usare solo pochi e i costi aumentano. E’ questo il WiMax di Gentiloni? A me ricorda un po’, in piccolo, lo spirito con cui nel 2000 furono fatte le gare per l’UMTS: bando di gara, entrate per lo stato, poca tecnologia, poco sviluppo per il mercato.
Ci saranno aree che non verranno mai coperte e i cittadini di Internet si sentono truffati da questo bando di gara che serve solo a fare cassa senza creare condizioni concrete per lo sviluppo e per la riduzione del digital divide.
Televisione
Il nanismo e i capitali esteri
Quanto pesano le società italiane nel mercato globale?
Sicurezza
Credo inoltre che non si debba abbassare la guardia sul tema della sicurezza e su tutte le implicazioni che ha la gestione della sicurezza nelle reti telematiche. Dai tragici attacchi alle torri gemelle del 2001 ad oggi, la messa in sicurezza delle reti e delle infrastrutture critiche informatizzate ha assunto un ruolo centrale nel controllo di procedure che sono esterne al mondo delle telecomunicazioni. Infatti al giorno d’oggi strumenti comuni come il cellulare, l’email, gli sms hanno assunto un ruolo centrale nella comunicazione tra persone, tra istituzioni, tra aziende e non potremmo fare a meno di loro. Le minacce terroristiche puntano proprio a minare la funzionalità di questi strumenti di comunicazione, perché inibendo la comunicazione tra le persone si indebolisce lo Stato.
Anche il tema delle analisi sui dati telefonici ha una collocazione centrale nel funzionamento della giustizia e garantisce l’acquisizione di prove che permettono di condannare o scagionare coloro che entrano in un procedimento giudiziario. Credo che questo tema vada affrontato con serietà oltre i gossip pubblicati dai giornali scandalistici. Oggi l’analisi di alcune informazioni permette di individuare comportamenti di allarme che possono permettere di adottare contromisure per la salvaguardia del Paese e delle istituzioni. E’ importante che queste procedure restino trasparenti e che non ci siano meccanismi di controllo nelle mani di pochi.
Separazione della rete
Infine, uno dei nodi centrali su cui ci si sta interrogando, è se procedere o meno alla separazione della rete dell’ex monopolista. Io credo che la separazione della rete non sia di per se’ il problema centrale dello sviluppo delle telecomunicazioni italiane. Credo semmai che sia uno dei rimedi possibili, sul quale dovranno confrontarsi tutti gli operatori e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, per trovare insieme il modo migliore per ridare al mercato un nuovo impulso.
E’ altrettanto importante il metodo con cui si arriva a daterminare la scelta o meno della separazione della rete. Ad esempio il caso del Regno Unito è un modello interessante e che va studiato con attenzione. Openreach, divisione separata di BT, ha fatto da apripista in questa materia e conosciamo bene quanto tempo e quanti sforzi ci sono voluti perchè nel Regno Unito si potesse realizzare la separazione funzionale.
[OFCOM è la AGCOM inglese: ha imposto a British Telecom una separazione funzionale. Significa che BT ha separato la rete in una nuova divisione, mantenendone la proprieta’ ma cambiando nome, dirigenza, contabilità separata, sede separata... La separazione societaria, invece, è una soluzione molto più forte. Si tratta di creare una nuova società solo con la rete di Telecom].
Il Commissario UE per la Società dell’Informazione Viviane Reding sostiene la tesi della separazione funzionale, ma la sua posizione ha tutta l’aria di essere frutto di una mediazione piuttosto che di una concreta volontà di promuovere la concorrenza nel settore. Infatti, si sono manifestati gli interessi contrapposti di Nelie Kroes, Commissario UE per la Concorrenza, che ha manifestato invece la sua preoccupazione ritenendeo che la separazione possa disincentivare gli investimenti nelle reti di prossima generazione.
Trovo estremamente ragionevole l’approccio seguito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, perchè è importante dialogare con le imprese del settore e per quanto riguarda la separazione con Telecom Italia. Ma non si possono imporre rimedi senza comprendere le esigenze del mercato.
Fortunatamente le aziende italiane hanno raggiunto una maturità che fino ad alcuni anni fa era inimmaginabile e per questo mi auguro che le istituzioni sappiano guidare lo sviluppo del settore senza intervenire direttamente su affari che competono il business delle singole aziende.
Esiste una via di mezzo tra la presenza eccessiva dello Stato su dinamiche interne alle aziende private, visione tipica dei regimi socialisti, e il liberismo sfrenato in cui si crede che il mercato possa fare tutto da solo, garantendo benessere, sviluppo e occupazione. Questa via di mezzo si chiama "far fare". Vuol dire guidare lo sviluppo attraverso la definizione di obiettivi molto chiari, lasciando tuttavia agli attori del settore, la facoltà di interpretare liberamente quali investimenti attuare sul mercato. Ma per fare questo bisogna conoscere il mercato che si regolamenta e ci vuole prima di tutto competenza.
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