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Inviato da: Alessandro Serra
13/11/2007

Questa mattina l'assessore alla Cultura, Giorgio Pellegrini, ha tenuto una conferenza stampa. Pubblichiamo volentieri una sintesi del suo intervento.

 

Già dall’ultimo decennio del novecento la tendenza generale nella gestione pubblica della cultura privilegia sempre più la cosiddetta Cultura light. Cultura “leggera”, che in sostanza nasconde l’assenza di creatività e di prospettive sotto il mantello dell’effimero, del populismo e della provocazione fine a se stessa. Alla riflessione si preferisce la moda, al piacere e all’impegno della lettura si contrappone l’assalto degli audiovisivi e dei giochi elettronici, alle mostre, spregiativamente dette “di nicchia”, si contrappone la demagogia insonne e rumorosa delle tanto esaltate notti “bianche”. E’ il trionfo della trivialità e dell’apparenza ma anche degli allestimenti costosissimi e inutili e dei faraonici musei firmati da grandi architetti ma senza precisi piani d’uso. Una cultura-spettacolo più preoccupata delle percentuali dei visitatori e del marketing che della qualità e del rischio delle proposte, una cultura senza strategie, vaporizzata nell’isteria dei tatticismi. Profilo effimero e commerciale della Cultura leggera, che tende naturalmente a svilire il sistema tradizionale della Cultura come servizio, denunciandone come sterile staticità quella che è invece solidità d’esperienze e prospettive di ricaduta economica e civile a lungo termine.

 

Questa contrapposizione si riconosce perfettamente nella condizione presente della cultura a Cagliari, che vede il sistema comunale della Cultura come servizio al cittadino, consolidato in una linea di ultradecennale continuità, in evidente pericolo di vita, a fronte di una politica regionale di satrapica e arrogante Cultura leggera. Una contrapposizione che si fa ancora più nociva quando intimidisce e invoglia anche elementi interni all’Amministrazione Comunale ad adeguare la solidità del proprio sistema alle sole chimere di marketing e mercato.

 

A fronte della quotidianità di una macchina comunale della cultura, indiscutibilmente operativa – carta canta – si misurano bene sporadicità, inconsistenza e soprattutto sprechi, di una gestione culturale della Regione ostinatamente autoritaria, indifferente alle Imprese e alle Associazioni, chiusa al dialogo quanto sprezzante con gli altri Enti, di cui si ricorda solo una mostra miliardaria – URP! – ideata e allestita all’insegna di quella provocatoria “estetica del disgusto” oggi in gran voga. Una politica culturale sostitutiva e non, come per legge, aggiuntiva, decisamente orientata a inseguire i miraggi del puro marketing e gli oracoli, costosissimi, delle cosiddette “parole di pietra”: monumentali contenitori museali del Nulla. Egotismo accentratore caratterizzato, ancora, da una prepotente ansia di appropriazione indebita di spazi strategici nel cuore della Capitale dell’isola, destinati a brevi e costosissime fiere dell’effimero, demagogico e radical-chic o a rutilanti necropoli della cupezza floreal-popolare. Tutto questo nel voluto degrado architettonico dei quartieri storici, bloccati dalla morsa di un delirio paesaggistico che si ferma solo davanti alle dimore favolose del Principe.

 

Intendo finalmente ribadire con forza il valore dei nostri Centri comunali d’arte e cultura che, per distribuzione nello spazio urbano e pregevolissimo carattere monumentale delle sedi, per le numerosissime attività che svolgono e per l’occupazione giovanile che garantiscono, costituiscono una indispensabile risorsa per una città a vocazione turistica “mediterranea”.

Negli ultimi sei anni, il sistema dei centri, con oltre 250 mostre, realizzate in collaborazione con enti museali e partners culturali esterni di prestigio, ha esibito l’alto profilo culturale della nostra città, con un lusinghiero riscontro sulla stampa nazionale e internazionale. I centri hanno dimostrato inoltre di essere formidabili contenitori di ogni tipo di attività d’intrattenimento culturale: spettacoli musicali, cinema, teatro, concerti, animazione per i più piccoli, laboratori, conferenze, convegni e altre forme di aggregazione sociale. Sono diventati insomma un importante struttura di riferimento per Associazioni, operatori culturali, cittadini e turisti, con quasi 400.000 presenze, prevalentemente paganti, nel periodo 2001-2007: per un totale di incassi di circa 900.000 euri. E tutto questo in evidente economia: data la progressiva, inesorabile erosione dei bilanci comunali negli anni sopraindicati e la conseguente riduzione dei fondi destinati alla Cultura.

 

Giorgio Pellegrini

assessore alla cultura

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 Alessandro Serra - Cagliari