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Inviato da: Alessandro Serra
30/09/2009

In questi giorni sulla stampa nazionale e locale vengono pubblicati articoli molto simili tra loro. Il ritornello è il seguente: non è giusto che ci sia tanto clamore quando muore un militare mentre un operaio morto in cantiere “non se lo fila nessuno”. Paragonare i morti, a mio avviso, è un’operazione macabra e cinica. In questo caso è anche strumentale: l’artificio dialettico consiste nel mettere sulla bilancia militari ed operai non per richiamare l’attenzione anche su questi ultimi e chiedere che anch’essi siano ricordati adeguatamente, ma per dire che i militari morti devono essere celebrati un po’ meno, senza tanto clamore. Fosse per loro, di nascosto: insomma il loro intento è mettere la sordina al lutto per i soldati, non amplificare quello per gli operai. Infatti, non esiste un rapporto di proporzionalità inversa, in base al quale all’aumentare del lutto per i caduti di Kabul diminuisce quello per le morti bianche. Perché questa concezione comparatistica del dolore non viene tirata fuori, per es., quando si parla di cantanti, attori, presentatori TV e invece, quando muore qualcuno in divisa, è sempre pronta all’uso? Sarebbe comprensibile se, rispettando ed onorando i militari, chiedessero più attenzione per i civili, ma il loro rispetto è quello del militante che interrompe i funerali per gridare uno slogan ed è quello dei ministri che ridono e si danno le gomitatine di fronte alle bare dei caduti di Nassiriya. Una parte della sinistra è anti-militarista, non accetta l’idea di comunità nazionale, pensa che i soldati siano assassini o mercenari, vede col fumo negli occhi il tricolore esposto dai balconi, ma tale è l’ondata di commozione suscitata dal sacrificio dei nostri ragazzi in Afghanistan che, se si opponesse in maniera esplicita, come fanno quelli che scrivono “Meno sei” verrebbe travolta dall’indignazione generale.Questo paragone offende entrambe le categorie citate e, paradossalmente, chi lo propone sminuisce proprio la figura dell’operaio deceduto sul lavoro, riducendolo a mera unità di misura di “giusto lutto” da pesare “tanto al chilo”. E’squallido che ci si debba dividere perfino sui morti e che qualcuno ragioni e si metta a discettare come esistessero caduti “nostri” e caduti “loro”.

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 Alessandro Serra - Cagliari