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Inviato da: Alessandro Serra
02/09/2009

Negli ultimi tempi di parla tanto di “omofobia”. Non ho nulla contro gli omosessuali: tanto che ritengo che la politica non debba trattare il tema della sessualità in generale. Trovo paradossale che i sacerdoti della politica, specie i fautori della laicità dello Stato, chiedano ai preti veri di non mettere il naso nelle questioni relative ai gusti sessuali, ma essi stessi vi sguazzino e suonino le rispettive campane. Quando sento parlare di “comunità gay”, di leader di movimenti gay, di gay pride, etc.  mi sembra che siano iniziative che non aiutino chi ha quel determinato orientamento. Tanti omosessuali sono nostri colleghi, capi-ufficio, amici, compagni di scuola o praticanti lo stesso sport: parlare di “comunità omosessuale” significa porre in essere un auto-apartheid che si somma a una certa diffidenza diffusa nella società verso chi ha determinai gusti sessuali e sentimenti. Pur non condividendo una parte delle loro rivendicazioni, credo che un simile atteggiamento non giova alle istanze degli omosessuali. Giova solo alle carriere politiche di chi compie un’ostentazione della propria sessualità, che non riscontriamo nella società di tutti i giorni. Capita, soprattutto nelle grandi città, di vedere coppie omosessuali: non hanno certo l’atteggiamento plateale dell’ex on. Luxuria! La sessualità, che sia etero o omo, viene vissuta nel quotidiano. Personaggi come il sig. Vladimir sono sgradevoli come chiunque ostentasse la propria eterosessualità o facesse di essa un argomento politico. I gay non sono persone peggiori delle altre, ma nemmeno migliori per il solo fatto di amare persone dello stesso sesso. Non si può pensare che chi scende nell’agone politico, dichiarando la propria tendenza omo, abbia una sorta di immunità e che chiunque non sia d’accordo con le sue idee sia bollabile come omofobo. Mi fa specie il fatto che brillanti carriere politiche siano fiorite non per le idee che uno porta, ma perché manifesta una propria tendenza sessuale. Se oggi dovessero rifare il film “Tootsie” (in cui Dustin Hoffman interpretava un personaggio che, dopo tanti fallimenti, riusciva a fare carriera televisiva soltanto travestendosi da donna) sicuramente il protagonista si fingerebbe gay. Per questi motivi quanto accade in questi giorni non mi sembra giustificare un “allarme omofobia”. Quattro imbecilli che aggrediscono una coppia di ragazzi o un noto locale in cui si ritrovano i gay non bastano per parlare di Roma o, addirittura, di un’Italia omofoba. Agli aggressori va tutto il nostro disprezzo, ma la nostra solidarietà va agli aggrediti, non a chi vuole approfittare di questo momento di attenzione mediatica per coltivare un futuro roseo in politica.

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 Alessandro Serra - Cagliari