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Inviato da: Alessandro Serra
01/09/2009

“Sei solo chiacchiere e distintivi” urla Al Capone nel film “Gli Intoccabili” all’agente federale che aveva raccolto le prove per inchiodarlo. Mi è tornata alla mente quella scena dinanzi alle obiezioni del direttore dell’Avvenire che bolla come “patacca” l’articolo in cui Vittorio Feltri sostiene che il suo collega non può fare la morale agli altri, dato che è un molestatore. Feltri basa la sua accusa su un decreto penale di condanna, non su una “velina”, come vorrebbero dare a credere gran parte dei direttori di giornale nazionali. Questi ultimi, scatenati contro Feltri, sono gli stessi che fino a poco tempo fa pretendevano di poter pubblicare “di tutto e di più” sulle intercettazioni e gli atti giudiziari; sono quelli delle “dieci domande”; quelli delle deduzioni logiche e, spesso della falsificazione delle notizie (proprio un titolo de “L’Avvenire” è stato falsificato da un altro giornale per inventare un Papa direttamente impegnato a rimproverare Berlusconi!). Lo schieramento di forze è tale da rendere evidente, una volta per tutte che non solo in Italia non c’è un regime mediatico, ma che la stampa – e i gruppi economici di riferimento della stessa-  sono sbilanciati a favore dell’opposizione. Certi radical-chic, che accusano gli elettori del centro-destra di essere rimbambiti dai media, avrebbero dovuto guardarsi allo specchio mentre per mesi hanno letto gli articoli pornografici de “La Repubblica” e compagni, auto-convincendosi che quella fosse politica! In più i moralisti rifiutano che nei loro confronti venga applicata la stessa misura adottata per gli altri. Pontificano quotidianamente nei loro editoriali, ma, quando vengono toccati loro, la morale cambia e si auto-assolvono. Quando accusano il presidente del consiglio sono tutti credibili: puttane (pardon, escort!), rapinatori (come l’ex della signorina Noemi Letizia, che ha anche ritrattato la sua intervista, chiedendo scusa a tutti), etc. Tutti si ergono a censori: evasori fiscali come Ezio Mauro, leader di Lotta Continua come Sofri e, perfino, molestatori come Boffo. Il grottesco tribunale mediatico da loro istituito pretende di condannare il premier a suon di deduzioni ed allusioni, mentre assolve sé stesso perfino quando, come nel caso di Boffo sono stati i giudici, quelli veri, a emettere un decreto penale di condanna. In quest’ultimo caso le vestali della libertà di stampa vorrebbero che calasse il silenzio. Purtroppo per loro, un regime, come quello che hanno spesso sognato, o come quello cui personaggi come Scalfari hanno aderito, ora non c’è e uomini liberi come Vittorio Feltri possono scrivere quello che loro, autocensurandosi, non scriveranno mai. Grazie al direttore de “Il Giornale”, oltre a sapere quello che scrivono tutti sul presidente del Consiglio, sappiamo anche quel che gran parte dei giornali italiani non hanno il coraggio di scrivere e che a qualcuno dovrebbe essere ritirata la patente di moralista grazie alla quale scrive su quotidiani importanti e può permettersi di comprare appartamenti di lusso al quartiere Parioli.

 

PS: Boffo non è un prete. Attaccare lui non significa attaccare il Vaticano. La smetta chi strumentalmente fa questa equazione e si decidano i preti a mandarlo via a calci nel sedere.

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 Alessandro Serra - Cagliari