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Inviato da: Alessandro Serra
08/04/2009

Tratto da "L'Unione Sarda".

C
redo che la circostanza rappresentata dalla necessità di predisporre due finanziarie in uno spazio breve di tempo dovrebbe imporci di ritornare su alcune scelte compiute per rivederle alla luce delle esigenze correnti.
Lo dico con molta serenità e senza intendimento polemico. Anzi convinto che ai pubblici amministratori spetti il compito di essere più avanti rispetto agli amministrati, di antivedere i tempi futuri, di proporre nell'oggi perché venga costruito il domani. Ma i politici devono anche avere la capacità di persuadere tutti, di ottenere quel consenso senza il quale non c'è azione di governo efficace e veramente proiettata al futuro.
Francamente non mi pare questo il caso del progetto di Museo denominato "Betile". Una somma enorme di danaro giocata su un'idea che non convince molti. E per diversi aspetti. Il primo riguarda la concentrazione dei beni da esporre in un unico spazio espositivo: siamo proprio sicuri che vada bene così? Il mondo muove in una direzione opposta, e i singoli luoghi rivendicano il diritto di possedere ed esporre le loro opere. Sia la Grecia dei fregi prestigiosi del Partenone, sia il villaggio sardo dal cui territorio sono state asportate le opere insigni che dovrebbero essere esposte nel Museo cagliaritano. Il mondo potrebbe essere un grande museo dislocato nei siti originari: alla realtà virtuale spetterebbe, in questo caso, il compito di ricollegare le opere e di mostrare il quadro d'assieme ai visitatori che si spostano da un punto all'altro. Inutile sottolineare i benefici economici e l'indotto che se ne ricaverebbe.
Poi occorre dire che non mi convince quest'idea del Museo sulla riva del mare. Cagliari ha una dolente storia di costruzioni che guastano la vista del Golfo degli Angeli e la rendono in qualche caso impossibile. Per giunta, nel momento in cui stanno per essere dismessi edifici sufficientemente ampi per poter eventualmente esercitare la funzione (penso all'Ospedale San Giovanni di Dio e al carcere di Buoncammino), ci dobbiamo chiedere se sia il caso di costruirne altri nuovi.
Né mi convince il progetto architettonico. E ammettiamo pure che la progettista sia una stella dell'architettura: ma è noto che nelle nazioni evolute spetta agli abitanti del luogo la scelta definitiva sull'insediamento di un edificio. La Svizzera ha di recente bocciato con il referendum un'ipotesi non dissimile dalla nostra. Vorreste per tutta la vita, e per la vita dei vostri figli e nipoti avere sulle rive del mare calaritano questo edificio?
Infine la spesa e i modi del cosiddetto "approvvigionamento". Un costo stratosferico cui si è deciso di far fronte sopprimendo le legittime richieste di altri settori dello stesso universo culturale. Siamo proprio sicuri che sia giusto?
 

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1 commenti...

Re: Il prof. Marci contro il Betile.

Ciao, sono completamente d'accordo con te su tutto.
Premetto però una cosa:
L'idea di Soru,quella di costruire un opera che iconizzi una città e la renda più visibile in questo mondo globalizzato, non si può non condividere, penso che anche tu sia d'accordo su questo.
Quello che mi perplette però e come poi venga tradotta questa idea nella realtà.

I punti dolenti sono esattemente tutti quelli esposti da te,sia chiaro, il Betile in se è un opera molto bella, ma non si integra per nulla nel contesto urbano di sant Elia.
C'è inoltre un altro aspetto molto importante e che nessuno ha mai affrontato, a Sant 'Elia ci sono 3 progetti in ballo, il betile, lo stadio e l'espansione urbana di sant elia(non uso la parola riqualificazione, perchè è una presa in giro).
Ebbene, non è possibile gestire un area con tre progetti separati, spero che non si faccia l'errore di affidare a pezzettini l'area senza creare un mega progetto che inglobi tutto.

C'è una cosa che tuttavia mi preme sottolineare, Sant'Elia rimane un quartiere vergognoso, il comune invece di risolvere i problemi, ha permesso a delle cooperativi di costruire un quartiere nuovo(San Bartolomeo),orribile, senza creare un progetto più lungimirante su tutta l'area.Questo nuovo quartiere di casermoni è il cavallo di troia per edificare su tutta l'area rimasta, non vorrei che una volta affossato il Betile, il comune non regali l'area ai soliti palazzinari, cosi al posto del museo vedremo dei bei casermoni a 10 piani .
Io proporei di sfruttare l'area nel seguente modo:
Costruire un nuovo stadio, un parco che lo contenga e che colleghi sant' elia con calamosca.
L'area sul lungomare la sfrutteri con mega passeggiata,con locali e ristorantini stile calamosca, e magari trasferireii ricciai abusi del poetto.
Per quanto riguarda l'edilizia, non farei più costruire palazzi nuovi, ma cercherei di ricostruire una parte del quarttiere di sant elia rendendolo congruo al nuovo paesaggio.C'e molto spazio e ci possono guadagnare tutti, i cittadini, gli abitanti di sant'elia,la città, le imprese edilizie.
Basta fare un progetto lungimirante e ben fatto.

Da a   19/05/2009

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 Alessandro Serra - Cagliari