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19/02/2009
A sentire una certa sinistra gli
elettori sardi si sarebbero rincretiniti negli ultimi cinque anni. Quando nel
2004 hanno votato per Renato Soru erano intelligenti, colti e raffinati. Ora
che hanno voltato le spalle a quello che, con sprezzo del ridicolo, qualcuno
definisce “l’Obama sardo”, sono divenuti stupidi, ignoranti e rozzi. “La
Sardegna ha perso” titola il giornale fondato da Antonio
Gramsci e comperato dal capitalista padrone di Tiscali. Se questo è il livello
di auto-critica, i signori di quel che rimane della Poltiglia Dilaniata (PD)
saranno destinati a perdere le elezioni in eterno. La verità è che Renato da
Sanluri non è più quello di cinque anni fa: non è più un homo novus, né un anti-politico, né un soggetto capace di portare
in politica le migliori intelligenze disponibili sulla nostra terra. Intorno a
lui pian piano sono sparite persone come Pigliaru e il “Governatore”, divenuto
allergico a qualsiasi critica, si è circondato solo di yes man, di
collaboratori valutati in base agli applausi che gli tributavano. Abbiamo visto
perfino consiglieri comunali e altri rappresentati delle istituzioni abdicare
al proprio ruolo per servire, nella speranza di ottenere la sua benevolenza, il
tiranno nascente. La Regione è stata trasformata in una macchina da applausi,
il decisionista si è rivelato solo un complessato ansioso di alimentare la
propria immagine. Prendere decisioni importanti è cosa ben diversa dal
trascorrere il tempo a curare la propria immagine. Col trascorrere del tempo
quel signore che nel 2004 era capace di raccogliere ampi consensi si è ritirato
nella sua Sardegna virtuale e, rendendosi conto di questo, non ha tentato di
porre rimedio alla cosa: ha cercato di sostituire la sua Sardegna a quella
reale. In parte ci stava riuscendo: chi fino a ieri avrebbe immaginato che il
dissenso verso la gestione Soru fosse così ampio? Questo non perché loro
fossero di più, ma solo perché “fanno più rumore”. I suoi sostenitori, infatti,
scrivono articoli-marchetta sui giornali, fanno parte di quella cerchia di
pseudo-intellettuali con la erre moscia poco autorevole e molto referenziale.
Sono quelli che si premiano tra loro, sia fanno gli applausi fra loro, ma poco
sanno o vogliono sapere della Sardegna reale. Soru ha continuato a sedurre solo
una parte della sinistra: quella visceralmente anti-berlusconiana. Tanto
anti-berlusconiana da non rendersi conto di supportare un suo imitatore mal
riuscito. Tanto miope da non vedere che il blind-trust affida le redini delle
aziende soriane a persone che fino a poco tempo fa hanno ricoperto incarichi di
rilievo nel consiglio di amministrazione. Risulta intricato ricostruire tutte
le contraddizioni di chi viene venerato come difensore dell’ambiente e in
realtà è il padre di un Piano Paesaggistico che, anziché combattere
speculazione e cementificazione, le ha semplicemente rese più redditizie per
soggetti ben individuati, utilizzando lo strumento discrezionale dell’intesa. Non
cito le vicende giudiziarie perché, contrariamente ai nostri avversari, ho l’onestà di ribadire sempre la differenza
che passa tra essere indagato ed essere condannato. E come non ricordare
l’enorme contraddizione delle improvvise dimissioni, seguite dall’immediata
ricandidatura? Beppe Pisanu ha ben sintetizzato la situazione: “O ha fatto come
i topi che abbandonano la nave per primi, o ha agito per convenienza e per
cogliere impreparati avversari interni ed esterni”. Così siamo giunti alle
elezioni e la Sardegna virtuale ha utilizzato la tecnica dell’istrice: si è
gonfiata fino a raddoppiare, ha soffiato, ha ringhiato e ha rizzato gli
affilatissimi aculei. Hanno imbastito una campagna elettorale aggressiva. Con
tecniche collaudate hanno diffuso ad arte menzogne sul conto del candidato del
centro-destra già la sera in cui è uscito il nome, compresa l’idiozia secondo
la quale Cappellacci non sarebbe sardo. Immaginate di essere nati in Sardegna,
di aver studiato e lavorato in Sardegna, di fare la vostra vita normale e poi,
quando vi candidate alle elezioni, arriva qualcuno che pretende di far credere
al signore del bar sotto casa, al vostro verduraio, ai compagni di scuola e ai
colleghi di lavoro che la persona che loro ben conoscono non è mai esistita e
che è solo un colonizzatore proveniente da Roma o dalla Brianza. Questo è
ridicolo, ma questa è stata la colonna sonora dei supporters soriani. Questi
ultimi andavano in giro a dispensare opuscoli in cui si parla ospedali che non
esistono (definendoli “nuovi ed accoglienti”), oppure a riempire la città di
adesivi quadrati con la scritta “Meglio Soru” su tutte le centraline i semafori
e perfino sopra gli spazi elettorali altrui, mentre il loro leader in TV
recitava la parte dell’indignato speciale perché, a suo dire, c’era una
sproporzione di mezzi pazzesca e i candidati del centro-destra stavano lordando
le città con manifesti e quant’altro. I suoi assessori, anziché attenersi
all’attività ordinaria, hanno messo su un deliberificio last-minute e sparavano
sui giornali frasi tipo: “Cagliari non vuole il campus universitario”, trovando
per fortuna poco seguito presso gli studenti. Hanno fatto venire Vinicio
Capossela per organizzare un ridicolo siparietto con Soru, spacciato come
incontro spontaneo ed occasionale. E’ venuto anche Gino Strada a dire la sua e
con lui tutti i leader del centro-sinistra. Loro possono, mentre gli altri son
colonizzatori e per girare in Sardegna devono chiedere il permesso di soggiorno
a Renato! Il verdetto delle elezioni è arrivato e va oltre le aspettative del
centro-destra. Anziché dire che i
Sardi sono diventati ignoranti, lorsignori si dovrebbero interrogare sule
ragioni della sconfitta, anziché continuare a fare rumore e, addirittura a
ventilare un’ipotesi di Soru segretario nazionale del PD. Per cosa, per
sfasciarlo come ha fatto in Sardegna? Come centro-destra potremmo anche augurarcelo,
ma, poiché crediamo che la democrazia funzioni quando c’è un’opposizione forte,
credibile e capace di
dialogare nei momenti più importanti per la Repubblica, speriamo che sia solo
una battuta. Ciascuno può credere in ciò che vuole, ma dovrebbero rendersi
conto che forse il politico sanlurese finora è stato sopravvalutato. Insomma,
ha utilizzato gli stessi slogan e la stessa propaganda di 4 anni fa, ma per i
Sardi non è rimasto “meglio Soru”.
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