Inviato da:
Alessandro Serra
09/02/2009
Ricevo e pubblico
Mi chiedo in questo momento che senso
abbia la mia professione di medico, sempre attento gestire situazioni
spesso drammatiche, a rispettare la vita, a combattere la disabilità,
forse anche a ad amare chi ha la sfortuna di avere qualcosa di meno
dalla vita.
Poi in una notte di luna piena d'inverno, prodromica ad
una calda primavera, succede che un sistema folle decide che un uomo
può uccidere un altro uomo, o meglio una ragazza e senza chiedergli il
permesso.
Capisco quindi che probabilmente sbaglio a credere che sia
importante esistere, indipendentemente da come la penso o da come sto
fisicamente.
Capisco che la forma mentale, ma non intellettuale sia
chiaro, di certi ambienti cosidetti riformisti, prevedano solo figacci
sani, abbronzati solari e magari anche un po gay, che non guasta.
E
se hai la sfiga di non essere sano, di avere una malattia grave o
peggio ancora di avere bisogno degli altri, puoi essere sacrificato
sull'altare della normalità, e quindi ucciso.
Perdonate il mio
essere politicamente scorretto, ma non faccio il medico per uccidere,
ho fatto una scelta di dedizione agli altri e ci credo anche se mi
costa un po. Mi hanno sempre insegnato che il primo comandamento è
vivere, a tutti i costi, e credo che il primo diritto civile, assoluto
sia la vita, e soffrire, amare, combattere e dedicarsi agli altri
siano e debbano essere per un medico i principi ispiratori fondamentali sul piano ideologico e pratico.
Dolce notte Eluana, sei volata via in una notte di luna piena, fredda di ghiaccio e di paura, di follia e terrore.
NEVER IN MY NAME, SORRY
Vincenzo Mascia (VI)
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