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Inviato da: Alessandro Serra
17/10/2008

Il defunto leader politico austriaco, Jorge Haider, veniva dipinto come un mostro nazista da una certa stampa di parte (la stessa che ci presenta i brigatisti rossi come degli agnellini). All’epoca della sua prima vittoria elettorale ho ascoltato alcuni suoi discorsi, sottotitolati su un canale televisivo di informazione, che trasmetteva via satellite, e ho sentito parlare di casa, di famiglia, di lavoro. Di sortite naziste neanche l’ombra… Non ho approfondito ulteriormente l’argomento, anche perché nel frattempo il politico scomparve dalla scena internazionale. Dopo la recente vittoria elettorale, il volto di Haider era riapparso sui media e con esso l’allarme delle presunte “Vestali della democrazia”. Pochi giorni dopo, la notizia della sua morte è stata subito seguita da una damnatio memoriae che la dice lunga su certi “opinionisti” ed altri pennivendoli di regime. In primo luogo, perché la morte di un uomo che, se non erro, non ha ucciso nessuno, deve essere accompagnata da un rispettoso silenzio (non mi aspettavo tanto da coloro i quali hanno fatto ironia perfino sul male che ha ucciso Oriana Fallaci): specie da chi quasi è pronto è pronunciare il classico  “era una brava persona” perfino quando muore uno stupratore. In secondo luogo, perché l’arma usata per la damnatio è una presunta tendenza omosessuale del politico defunto. E’sintomatico il fatto che tale accusa provenga proprio dalla parte politica che vede nell’essere gay quasi un merito, qualcosa che rende migliori di chi non lo è e che, se ostentata in modo grottesco e forse poco rispettoso degli stessi gay, può portarti anche a varcare la soglia del Parlamento. Ciò che stupisce è che proprio quelli che hanno fatto dell’omosessualità un brand, che da decenni ci tormentano con i premi per la letteratura omosessuale, per il cinema-gay e che tacciano di omofobia chiunque dichiara di avere, pur rispettando gli altri,  preferenze eterosessuali, oggi accompagnano la salma di Haider col grido “A frocio!”. Una “sensibilità commovente” che ancora una volta dimostra come, dietro la maschera, si celi il vero volto doppiamente razzista ed intollerante della sinistra italiana. L’estrema sinistra italiana quando si cimenta a descrivere la destra per lanciare le proprie scomuniche e tira in ballo intolleranza, razzismo e quant’altro, disegna un perfetto ritratto di sé stessa. Forse lorsignori, malati di narcisismo e autocompiacimento, stanno troppo dinanzi allo specchio e non riescono a togliersi dalla testa la propria immagine.

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 Alessandro Serra - Cagliari