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Alessandro Serra
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18/09/2008

Questa mattina su “Il Sardegna” il giornalista Marco Mostallino, che leggo spesso e stimo (pur pensandola spesso diversamente da lui), risponde alla nostra iniziativa anti-prostituzione, dedicando forse più spazio alla destra e al sottoscritto che al problema in sé. Ci accusa di voler copiare & incollare quanto ha fatto Alemanno a Roma per rimediare al problema e di essere una “tecno-destra”.  Non mi soffermerò sul fatto che la nostra mozione chiede al sindaco di Cagliari non di applicare tout court le decisioni del primo cittadino della Capitale (la cui ordinanza è giunta a noi nel pomeriggio e, quindi, soltanto dopo la conferenza stampa di martedì), né sul fatto che “Floris fai come Alemanno” fosse una sintesi giornalistica -nella quale ci riconosciamo- del nostro discorso perché apprezziamo l’operato di chi cerca di porre rimedio ad un problema che esiste davvero. Essere chiamati “tecno-destra” o “epigoni di Alemanno” non ci offende: ci onora. Dalla sua risposta, invece, nella quale mi accusa di scambiare lucciole per lanterne, pare che il problema non vi sia. Può darsi che quella da noi indicata non sia la soluzione migliore (non pretendiamo di essere depositari della verità), ma il modo in cui dipinge il fenomeno-prostituzione nella città di Cagliari sembra molto riduttivo. Lei lavora in una redazione, a contatto continuo con la realtà e sa benissimo che il problema c’è e come. La tecno-destra che, spento il computer, gira per i quartieri, ascolta la gente, legge le petizioni popolari, ha sentito il dovere di chiedere al sindaco di fare qualcosa sia per combattere lo sfruttamento e la violenza che tengono in piedi il mondo della prostituzione, sia perché chi abita nelle strade dove si concentra il fenomeno possa uscire di casa e farvi rientro liberamente. Soprattutto quelle donne che sono costrette a sentire certe proposte mentre in pieno giorno vanno al lavoro o a fare la spesa o che stanno in pensiero per una figlia che deve tornare la sera e attraversare sotto casa i check-point del sesso a pagamento. Non è una questione di abiti più o meno discinti, ma un problema di sicurezza e di legalità: laddove non ci sono, a farne le spese sono li più deboli, come quella “lucciola” che non è andata al pub, ma è finita morta ammazzata barbaramente da un bastardo. Come le altre che quotidianamente sono vittima di chi usa loro violenza, di chi le sbatte sul ciglio di una strada a vendere il proprio corpo o che vanno a “battere” perché spinte dal bisogno di soldi. Dobbiamo dare una risposta a chi vive direttamente o indirettamente questi problemi e questa non può essere che il problema non esiste. Saremo pure la tecno-destra, ma non accettiamo che la politica diventi realtà virtuale, una Second Life lontana dalla realtà. Ringrazio comunque Mostallino per essere tornato sull'argomento perchè il confronto di opinioni non può che giovare alla città. Il silenzio sulle grandi questioni, invece, sarebbe letale.

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