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Alessandro Serra
04/07/2008

Un giornale locale, che pur ringrazio per aver più volte ospitato la nostra opinione su argomenti rilevanti della politica comunale, ha riportato fedelmente le nostre obiezioni circa il presunto assenso di Silvio Berlusconi alla realizzazione del finto museo dell’arte nuragica e contemporanea a Cagliari. Tuttavia nell’edizione cartacea l’articolo, di cui abbiamo apprezzato anche il tono ironico e il riconoscimento verso la coerenza della nostra posizione, viene preceduto da un titolo che suona come un insulto: “Grottesca polemica di Alleanza Nazionale (…)”. Rispettiamo le opinioni di tutti, perfino quando insultano. Se per grottesco s’intende qualcosa di stranamente deforme, di paradossale e di inspiegabile, mi sembra che questi aggettivi calzino meglio per definire il progetto del Betile: che sia deforme (anche dal punto di vista architettonico) non vi è ombra di dubbio; paradossale lo sarà per gli effetti che sortirà a breve; inspiegabile, nonostante le vertiginose arrampicate sugli specchi dei “betilisti” del PD! Le posizioni di questi ultimi, autenticamente grottesche, vengono invece sempre accompagnate da aggettivi come “serio”, “responsabile”, et similia. Noi non ci offendiamo e incassiamo questo “grottesco” gratuito: se non altro, perché il teatro ispirato a tale genere fu una novità ed un elemento di rottura per il modo in cui ironizzava sulle situazioni della vita borghese. Speriamo che un giorno anche le posizioni della gauche cagliaritana siano criticate con lo stesso metro di giudizio, anziché essere buone, giuste ed oneste per definizione perfino quando si risolvono in un mero ossequio del presidente della Regione. Per questo non rinunciamo a dare il nostro contributo alla causa e, poiché siamo persone generose, regaliamo un termine per definire l’atteggiamento di quella parte del centro-sinistra cagliaritano sempre ansiosa di guadagnare una medaglia dell’ordine di Kutuzov per la fedeltà al governatore e di tutta quella consorteria di intellettualoidi mancini, ambientalisti mannari ed altri “buongustai”, ingrassati a suon di consulenze dalla Regione: groom. E’ un termine inglese (scusate, ma non sappiamo più in che lingua spiegarci con i signori del “Yes, we can”): significa paggetto o servitorello in livrea. Nell’ippica, groom è il palafreniere, il mozzo di stalla.
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