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Inviato da: Alessandro Serra
29/06/2008

L’eventuale consenso del governo alla realizzazione del Betile – ammesso e non concesso che il presidente del Consiglio dei Ministri abbia avuto piena conoscenza del progetto- non cambia di una virgola la posizione di AN, che non ne ha mai fatto una questione di schieramento politico. Ancora una volta i fautori del museo pensano di ingannare la cittadinanza coprendo con slogan vuoti di significato gli aspetti più controversi della vicenda: manca un progetto culturale (costruiscono un museo senza avere la certezza di cosa esporre), non c’è chiarezza sui costi (partiti da 46 milioni – come annunciato dal presidente della Regione durante un conferenza stampa al Lazzaretto il 20 novembre 2006- verosimilmente supereranno i 100 milioni di euro). L’affermazione secondo la quale il Betile dovrebbe dare lustro alla Sardegna è smentita dallo stesso studio di fattibilità commissionato dalla Regione, che parla di una spesa di gestione annua di 1 milione e 600 mila euro per il numero, ridicolo, di 75 mila visitatori l’anno. Né sono stati risolti i punti di criticità evidenziati dalla stessa Regione in una delibera del marzo 2006. Non ci piace questa procedura a due velocità: la Regione preme sull’acceleratore per il Betile e resta in folle sulla riqualificazione del quartiere, che ha bisogno di un intervento serio, non di varianti urbanistiche che spalancherebbero le porte alla cementificazione della zona, né di soluzioni poco realistiche che producono benefici solo per consulenti e progettisti di corte, non certo per gli abitanti di S. Elia. La questione morale riguardante la distribuzione di incarichi inutili per centinaia di migliaia di euro risulterebbe aggravata se si dovessero utilizzare procedure eccezionali e poco trasparenti per un’opera che non è necessaria, né urgente. Sono altre le necessità urgenti della città. Proprio da Cagliaritani, da amanti della città, riteniamo che non si possa sfregiare il lungomare e l’identità del capoluogo con un’opera che, benché progettata da un’ archistar, resta un colosso alto 36 metri e lungo 350 metri, che, lungi dall’assecondare la bellezza e la specificità del paesaggio, lo riscriverebbe per renderlo simile ed omologato a quello di altre città in cui si stanno realizzando progetti molto simili e creando di fatto un muro tra il quartiere ed il resto della città (si pensi alla vista dal molo Ichnusa, da Castello o da Monte Urpinu). Anziché rispondere con argomenti concreti a queste osservazioni, i fautori, totalmente acritici, del progetto accusano di provincialismo chiunque ad esso si opponga: ancora una volta tale termine viene usato da chi provinciale (dal Devoto-Oli: “contrassegnato da un’arretratezza talvolta non priva di goffaggine”), lo è per  davvero. Se proprio Berlusconi vuole occuparsi del finto museo, mandi tra qualche anno una troupe di Striscia la Notizia per riprendere l’ennesima inutile incompiuta italiana, ma eviti di apparire tra coloro i quali hanno posato la “fatidica” prima pietra.

Leggi l'articolo de "Il Giornale di Sardegna"

Leggi l'articolo de "L'Altra Voce" 

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 Alessandro Serra - Cagliari