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Inviato da: Alessandro Serra
17/06/2008

Roma, 16 giu. (Ign) - Si riaccende il dibattito sulla teca dell'Ara Pacis firmata da Richard Meier (nella foto). Dopo l'annuncio del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha aperto all'ipotesi di uno smantellamento della struttura, dall'America arriva il grido d'allarme dell'urbanista Nikos Salingaros, che critica la copertura ''morta'' di Meier e lancia un appello per fermare la ''lunga fila di progetti avanguardistici che si preparano a distruggere le città italiane con la loro mostruosità''.

''Se realemente siamo disposti a proteggere la vita architettonica - osserva Salingaros nel volume 'Antiarchitettura e Demolizione. La fine dell'architettura modernista', ripreso nei giorni scorsi dal settimanale 'Il Domenicale' -, abbiamo poco tempo per cacciarli via, per fermare questi progetti di morte prima che sia tardi''. ''Da molti anni una moda architettonica contemporanea si sta sviluppando in tutto il mondo - spiega - Il suo scopo è puramente nichilista: distruggere ogni traccia di vita architettonica nell'ambiente costruito''. ''Oltre a distruggere ogni traccia di vita - continua -, essa incorpora molto ingegnosamente la morte nelle forme stesse''.

Particolarmente a rischio, secondo Salingaros, sono le città vecchie, perché ''il vero piacere consiste nell'uccidere''. E cita il caso esemplare dell'Ara Pacis. ''L'altare di Augusto, costruito dall'imperatore per celebrare la vita dell'Impero Romano, è una struttura sommamente viva'', osserva, mentre la teca di Meier è ''un edificio non connesso, non coerente, cioè morto''. ''La vita non c'è a grande scala - continua -, non c'è l'armonia geometrica''. Meier ''non progetta forme vitali - sottolinea il celebre urbanista -. Progetta forme dalla pura geometria astratta, superfici a volte attraenti ma sempre sterili''.

Salingaros ricorda di aver rifiutato di partecipare all'opposizione al progetto di Meier perché la considerava ''una causa persa''. ''La battaglia era politica e ideologica, non architettonica'', spiega. I responsabili, continua, sono i politici che ''vogliono essere ricordati come progressisti'', ''noi che osiamo criticarli - insiste - siamo definiti refrattari retrogradi''. E la gente non si ribella perché ''sedotta dalle mode del tempo'', succube dell'''indottrinamento dei mass media'' e persuasa della bontà dei progetti dalla quantità di premi vinti dalle archistar.

Secondo Salingaros si tratta di ''un fenomeno globale, un movimento dedicato ad incorporare la morte in forma edilizia''. ''L'Ara Pacis è finita - ammette tuttavia l'urbanista - e sarebbe una perdita di tempo provare a cambiarla adesso''. L'attenzione deve essere puntata invece sui progetti avanguardistici in via di realizzazione. ''Il vero pericolo si trova nel futuro immediato'', conclude.

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 Alessandro Serra - Cagliari