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Inviato da: Alessandro Serra
30/05/2008

Non ho mai visto nelle primarie, né in altro sistema,  la panacea di tutti i mali, ma in questo momento storico dare la parola alla cittadinanza rappresenta una necessità evidente. In primo luogo, perché viviamo una situazione di passaggio e di semplificazione del sistema politico. Non so se questo processo sia giusto e irreversibile, ma è certo che deve essere indirizzato affinché sia posto un contrappeso al sacrificio di rappresentanza e la semplificazione sia sintesi, non mera eliminazione della parte politica più debole elettoralmente. Altrimenti si rischia che le forti tensioni sociali del nostro tempo, trovando sbarrato lo sbocco istituzionale, escano dall'alveo della democrazia. In secondo luogo perché il sistema elettorale \utilizzato per le ultime due elezioni politiche ha inferto una lesione grave alla sovranità popolare con l'eliminazione delle preferenze.

Le candidature “continentali” nel collegio della Sardegna rappresentano la degenerazione peggiore di questo sistema post-feudale. Un candidato-viceré privo di autorevolezza, imposto da Roma sarebbe un ritorno al passato e un indelebile marchio di impresentabilità alle prossime elezioni regionali: meglio, quindi, la via delle primarie per individuare un soggetto che abbia una forte legittimazione popolare ed una “capacità contrattuale” altrettanto importante nei confronti delle segreterie romane.

Meglio sentire prima non solo gli iscritti al partito, ma tutti i cittadini della Sardegna per scegliere il candidato del centro-destra alla carica di presidente della Regione. Dobbiamo tenere ben presente che è questa la figura che dobbiamo individuare, non semplicemente “l'anti-Soru”. Sarebbe una sconfitta in partenza quella di selezionare un mero concorrente-antagonista: il compito del nostro candidato non dovrà essere solo quello di opporsi all'attuale presidente e vincere una competizione elettorale, ma soprattutto quello ben più gravoso di governare la Sardegna e di proporre un modello alternativo rispetto a quello portato avanti per 5 anni dalle forze del centro-sinistra.

Le primarie devono servire anche ad individuare quei punti programmatici che dovranno caratterizzare l'azione politica regionale nella legislatura 2009-2014: anch'essi devono scaturire da una scelta preventiva del corpo elettorale. Insomma, un anti-Soru non basta e non serve, perché avrebbe ragione di esistere solo fintantoché ci sarà Soru al governo della Sardegna! Per questi motivi le primarie sono una soluzione imperfetta ma necessaria.

(pubblicato su www.altravoce.net)

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 Alessandro Serra - Cagliari