Su un quotidiano online viene attaccato per l’ennesima volta il nostra assessore alla Cultura, Giorgio Pellegrini. Il cliché ormai è sempre lo stesso, falso e personale: “La vita – scrive la signora Daniela Paba- insegna che ci sono battaglie perse per amore delle idee e battaglie perse per impotente invidia. Come quella che vede protagonista delle inutili polemiche contro FestArch l'assessore comunale alla cultura Pellegrini, che minaccia di applicare permessi e divieti per l'esercizio del pubblico spettacolo ai locali della Manifattura dove secondo le intenzioni della Regione dovrebbe nascere l'atelier des art, la factory della Sardegna futura. Che in un giorno fa più spettatori di un anno di mostre nei centri d'arte comunali vitali come i musei delle cere, grazie anche alla cultura passatista del brillante professore, un tempo, che oramai imbarazza la destra e la sinistra e trova udienza sicura tra i giovani neofascisti. “Mischino!”, dicono a Cagliari.”
1) Gradiremmo che la regione o i fiancheggiatori del presidente Soru spiegassero che cosa sia mai questo “atelier de art” che si dovrebbe fare alla Manifattura Tabacchi, al di là delle formule ad effetto, degli studi di fattibilità affidati agli “amici” con incarichi da centinaia di migliaia di euro, che poi non sortiscono alcun effetto pratico;
2) Di passatista c’ è solo l’intollerante terminologia dell’autrice del pezzo, che a 40 anni dal ’68 parla ancora di neofascisti e quant’altro;
3) Forse la signora Paba ignora che quella di Pellegrini non può essere invidia, dato che ben due iniziative tenute da Renato Soru alla Manifattura Tabacchi nella precedente edizione sono riciclate. Furono già realizzate anni prima dal Comune di Cagliari, naturalmente con una minore disponibilità di denaro (il Comune ha a disposizione per la Cultura in un anno quello che la regione spenderà in due giorni di Festarch) e indovinate chi le ha inaugurate? Proprio il brillante (senza corsivo, please) Giorgio Pellegrini, sicuramente più colto e più capace dei sui detrattori tutt’altro che disinteressati, dato che per lo più si tratta di gente che ingrassa grazie alle consulenze regalate dalla Regione;
4) La scientifica demonizzazione del nostro assessore, oggetto anche di un tentativo di aggressione fisica da parte di squadristi rossi circa un anno fa all’uscita del teatro di piazzetta Dettori, dimostra che in qualche modo egli è nel giusto, almeno per il coraggio con cui sostiene le proprie opinioni, siano esse condivisibili o non. Per le sue idee ha rischiato la poltrona, si è inimicato una certa intellighenzia, ha rischiato di prendere botte.
Dovrebbero riflettere quelli che si riempiono la bocca e vedono fascisti dappertutto: forse è solo la loro immagine riflessa e i veri squadristi, i cantori del regime, gli intellettuali allineati sono proprio loro!
Alla faccia dei suoi detrattori, Pellegrini ha già vinto: perché il compito di un assessore alla Cultura non è quello di mero distributore di contributi, ma quello di far riflettere, di far discutere, di far pensare. E lui ci è riuscito perché ha avuto coraggio: qualcosa che coloro i quali girano solo tra le claque di pubblico pagante (e ben pagato a suon di incarichi), di pseudo-intellettuali auto compiaciuti e fiancheggiatori di partito, non hanno e non avranno mai.
Questo è il vero insegnamento: la cultura, l’intelletto ed il coraggio non si comprano e non sono in vendita.
10, 100, 1000 Pellegrini!