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Inviato da: Alessandro Serra
24/04/2008

(immagine- Perseo salva Andromeda dal mostro marino).

 

Questa sera il consiglio comunale ha votato affinchè non venisse ratificato l'accordo di programma sul Betile.

Ecco una sintesi del mio intervento.

Invidiamo chi ha tante certezze, ma quelle che avete espresso oggi sembrano un po’ “alla Fuksas”. L’architetto durante una puntata di Annozero con fare saccente ha dato dell’ignorante al leader del PDL - e a chi lo ha votato - perché il Cavaliere ha attribuito a Cesare una certa citazione. «Era Cicerone, ragazzi, non Cesare, è una cosa gravissima!», ha urlato indignato l’architetto. In realtà la frase è attribuita a Cesare e Fuksas ha fatto una figuraccia. Anche gli architetti sbagliano!

 

Le parole sentite qui stasera sono certezze alla Fuksas!

Non potete dire che questo accordo cada per volontà politica o per ostruzionismo. Questo accordo di programma cade solo ed esclusivamente per la negligenza della Regione, che ancora non ha presentato documenti che erano stare richiesti fin dal 2006!

 

E non si tratta di battiscopa! Perché proprio la vostra parte politica, che sui battiscopa fa pure gli esposti alla magistratura, dovrebbe sapere, a maggior ragione, che c’è qualche differenza tra 600 mila e 1 milione di metri cubi!

 

Una delle certezze alla Fuksas è quella secondo la quale il Betile sarebbe una risorsa per il rilancio della città. Questa convinzione poggia sul nulla, dato che ancora non è stato redatto un progetto culturale. Pensano, forse, di realizzare il Betile e poi domandarsi cosa esporre lì dentro? Vi è un evidente contrasto non solo con il buon senso, ma, soprattutto con la normativa nazionale e con quella regionale.

Prima dovrebbe nascere un’esigenza, poi si dovrebbe preparare un progetto. Invece in questo caso in modo irresponsabile si fa tutto il contrario!

E si spendono milioni di euro in studi di fattibilità, consulenze e altri incarichi per un progetto che non è per niente atteso dai Cagliaritani, ma solo dalla super-casta dei consulenti e degli “spacciatori di progetti”.

Con tutte quello che c’è da fare in città perché mai dovremmo mandare avanti un qualcosa che, non essendo una necessità, non può essere, a maggior ragione, percepito come priorità?

 

Stando alle vostre parole, dovremmo farlo per serietà e responsabilità. Se c’è qualcosa che manca è proprio la serietà e la responsabilità!

 

Vi sembra serio che ci si prenda in giro con uno studio di fattibilità che mette uno stadio dalla forma evocativa – lo ha ammesso lo stesso Depau- allagato come per una naumachia?

 

Vi sembra serio ingenerare nella cittadinanza aspettative che non possono essere soddisfatte o, meglio, che non possono essere soddisfatte da un accordo siffatto?

 

E vi sembra responsabile – ammesso che chi ha bloccato tutto in città mettendo sul lastrico imprenditori e operai possa ancora parlare di responsabilità- sprecare milioni di euro in consulenze inutili anziché porre in essere subito misure concrete per S. Elia?

 

Vi sembra responsabile che il Comune abbia una perdita di milioni di euro dallo scambio di beni ipotizzato nell’accordo?

 

Quindi siamo ancora dinanzi ad una scatola vuota ad un mero progetto architettonico di un colosso alto 36  m e lungo 350 in riva al mare, con un impatto devastante sulla costa e sulla skyline.

Dove sono gli ambientalisti?

Sono forse passati dalla protesta contro i tapis-roulant al ruolo di tapis-brosse, di zerbino del presidente della regione?

I costi di realizzazione, già ingentissimi, rischiano di crescere a dismisura. A questi vanno aggiunti quelli per la gestione annua del museo che, secondo lo studio di fattibilità, costerebbe oltre 1 milione e 600 mila euro l’anno. Come si  dovrebbero coprire tali costi? Non certo con 75 mila visitatori l'anno (stima indicata nel medesimo studio): cifra ridicola sia rispetto agli altri musei italiani, sia rispetto agli altri siti della Sardegna.

Non vorremmo che tutti questi soldi siano sottratti al settore cultura, i cui lavoratori certamente non stanno vivendo un buon periodo.

Se veramente ci fosse stata qualche misura concreta per S. Elia, saremmo stati disposti a tutto e diamo fin d’ora la nostra disponibilità a ratificare qualunque accordo stralciato rispetto al Betile che sia veramente foriero di benefici per il rione.

Il piano di Rem Koolhaas è fortemente carente, contraddittorio, lacunoso. Non rende possibile nemmeno la predisposizione di una variante urbanistica.

La regione è già proprietaria degli immobili tramite AREA. Anziché ventilare riqualificazioni che non riqualificano un bel nulla, perché non ha fatto le ristrutturazioni?

E’forte il sospetto che faccia comodo che quei palazzoni versino in quelle condizioni perché così qualcuno può chiedere varianti urbanistiche, che, lungi dal portare il benché minimo beneficio ai Cagliaritani di S. Elia, offrirebbero il destro alla cementificazione e alla speculazione.

Le dichiarazioni dell’assessore Mongiu che “minaccia” di partire comunque con le operazioni per l’appalto del Betile tolgono ogni dubbio sul fatto che mentre si corre per il museo non si fa nulla per il rione, come comprovato anche dal crono-programma.

Per il Betile vorrebbero usare poteri straordinari, mentre per S. Elia non usano quelli ordinari e lasciano che il rione cada a pezzi! Perché cinicamente gli fa comodo che cada a pezzi!

L’unico problema abitativo che viene affrontato dalle proposte della regione è quello della villa in Costa Smeralda:quella che potranno permettersi i consulenti e i progettisti grazie a tutti questi incarichi inutili!

 Incarichi agli amici, come quell’esponente milanese del PD, giurato, membro del comitato scientifico per il Betile, direttore di Domus all’epoca in cui Soru destinò alla rivista 40 milioni per la pubblicazione del progetto del museo, consulente per il piano del porto e per il G8 a La Maddalena e direttore artistico della Festarch.

No diciamo “Si” ad una vera riqualificazione di S. Elia, no alla fondazione del rione di Progettolandia e del suo Castello.

 

 

 

 

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 Alessandro Serra - Cagliari