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Inviato da: Alessandro Serra
18/04/2008

Se veramente ci fosse una minima chance di riqualificazione del rione S. Elia, saremmo disposti a tutto pur di non perderla. In realtà non vi é nulla e si fanno sempre più netti i contorni di un’operazione speculativa e di cementificazione. Infatti, la regione, proprietaria tramite AREA degli immobili, ben potrebbe porre in essere immediati provvedimenti per migliorare la vita di chi ci vive, senza perdere tempo e senza pagare milioni di euro per consulenze inutili. L’incuria in cui sono stati lasciati sembra essere presa non come un problema da risolvere, ma come pretesto per una variante urbanistica: in altre parole, si usa il disagio di S. Elia per operazioni ispirate da una logica meramente affaristica. A ciò si aggiunga che la documentazione fornita dalla regione è tanto carente da non permettere nemmeno un’istruttoria, né una conferenza dei servizi (obbligatoria ex art. 34 TUEELL), né una ratifica da parte del consiglio. Anche se fossimo favorevoli, non potremmo votare nulla. Da un verbale della commissione costituita per agevolare la realizzazione del Betile del gennaio 2006 risulta che il Comune già da allora ha richiesto i documenti utili alla predisposizione della variante. Inoltre, dalle prime stime fatte dagli uffici, in caso di approvazione dell’accordo, il comune subirebbe un danno di 9 milioni di euro dallo scambio di beni (come potremmo votare una cosa simile senza incorrere in gravi responsabilità?). Tale differenza tra dare e avere è oggettivamente maggiore alla luce del fatto che parte dei beni di cui si tratta passerebbe comunque gratuitamente al comune anche senza accordo di programma, in virtù della legge regionale n. 35 del 1995. Le velate minacce di espropriare l’area in cui dovrebbe sorgere il Betile sono un’ulteriore dimostrazione del fatto che l’interesse per gli abitanti di S. Elia, che per noi è una priorità, per la regione resta secondario.

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 Alessandro Serra - Cagliari