
I recenti fatti che hanno coinvolto il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ Azienda Sanitaria n° 8 di Cagliari hanno avuto una evoluzione assolutamente prevedibile. Infatti venerdì scorso, un paziente ha devastato il reparto stesso, aggredendo il personale presente e distruggendo alcune automobili parcheggiate in strada.
Esiste una chiara situazione di crisi nella psichiatria cagliaritana e questa condizione è il frutto di una applicazione di principi ideologici che non trovano riscontro nella scienza medica e che determina il pessimo governo della psichiatria in provincia di Cagliari.
I fatti sono noti a tutti: il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ Azienda Sanitaria n° 8 di Cagliari è costretto a lavorare in condizioni di sicurezza precaria e con personale ridotto ed è evidente un tentativo di soppressione del reparto stesso con storno di posti letto a favore di altre realtà che gestirebbero i pazienti in modo differente. Queste altre realtà sono rappresentate da un differente approccio alla malattia mentale ormai universalmente noto come il modello “ triestino”. Questo modello prevede e teorizza un approccio prevalentemente sociale ai disturbi e osteggia tutte le forme di cura ufficiali, inclusa la terapia farmacologia e la psicoterapia.
Da alcuni anni il cosiddetto modello triestino, peraltro sconfessato da tutte le società scientifiche che si occupano di psichiatria, è sbarcato in Sardegna e gli effetti si iniziano a vedere con un autentico linciaggio mediatico nei confronti del primario del reparto di psichiatria, e un forte peggioramento dell’assistenza psichiatrica. Il malato non viene curato ma gestito con stanze colorate e proiezioni cinematografiche, i farmaci diventano cattivi e contenere un malato in grave stato di agitazione è una violazione dei diritti civili. In buona sostanza non si persegue più il bene del malato ma solo il desiderio di onnipotenza ideologica del curante.
L’ideologizzazione è così forte che vengono proposte due categorie contrapposte: gli psichiatri cattivi che legano i malati, contro quelli buoni che attribuiscono alla società malata lo sviluppo di disagio mentale (Nb disagio e non malattia). Il risultato è che una “persona disagiata” gestita con metodi inadeguati devasta un reparto ospedaliero e manda in infortunio diverse persone; non solo ma completa l’opera esprimendo il suo disagio anche contro alcune autovetture parcheggiate in strada.
E’ chiaro che questo stato di cose è folle e che ci sono delle responsabilità importanti in coloro che avendo la responsabilità di occuparsi dei malati si trastullano in masturbazioni intellettuali a spese dei contribuenti sardi.
Bisogna ricordare che la cosidetta malattia mentale non solo esiste ma che ha delle basi biologiche e genetiche ben precise che chiamano in causa alterazioni neuronali, dei recettori e di varie molecole nel sistema nervoso centrale. L’approccio ideologico che detesta i trattamenti sanitari contenitivi ed impedisce di fatto le cure, diventa un mostro pericoloso senza basi scientifiche e che di fatto lede il primo principio della medicina, oltre ad un diritto fondamentale del cittadino, quello di essere curato, in caso di malattia, nel migliore dei modi utilizzando tutte le conoscenze scientifiche e tecniche disponibili.
I fatti recenti rappresentano il vero mostro generato da un approccio esclusivamente ideologico, senza alcun confronto e quindi senza alcuna valenza scientifica e il fallimento di questa politica sanitaria è così palese che chi lo ha prodotto dovrebbe immediatamente dimettersi e andarsene via, evitando di fare ulteriori danni ai pazienti e agli operatori sanitari.
Un’ultima considerazione: ma è normale che in un reparto di psichiatria sia stato soppresso il servizio di vigilanza, conoscendo la criticità del tipo di reparto ? Io spero che i recenti gravi fatti facciano riflettere i responsabili onde evitare che la prossima “persona con disagio sociale” esprima il suo disappunto massacrando un medico o un infermiere.
Dr. Vincenzo Mascia