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Inviato da: Alessandro Serra
22/02/2008

 

I  recenti fatti che  hanno  coinvolto il Servizio  Psichiatrico di Diagnosi e  Cura dell’ Azienda  Sanitaria  n° 8 di Cagliari  hanno  avuto una  evoluzione assolutamente  prevedibile. Infatti venerdì scorso,  un  paziente ha  devastato il reparto stesso,  aggredendo il  personale  presente  e distruggendo  alcune  automobili parcheggiate in strada.

Esiste una  chiara  situazione di  crisi nella  psichiatria  cagliaritana  e  questa  condizione è  il  frutto di una applicazione di   principi ideologici che  non trovano riscontro nella  scienza medica e che  determina il  pessimo  governo della   psichiatria  in  provincia di Cagliari.

I  fatti  sono  noti  a tutti: il Servizio  Psichiatrico di Diagnosi e  Cura dell’ Azienda  Sanitaria  n° 8 di Cagliari  è costretto  a  lavorare in  condizioni di sicurezza precaria e  con  personale ridotto ed è  evidente  un tentativo di soppressione del reparto stesso  con  storno di  posti letto a  favore  di  altre realtà che  gestirebbero i  pazienti in  modo differente. Queste altre realtà sono rappresentate  da  un  differente approccio alla  malattia  mentale  ormai universalmente  noto  come il  modello “ triestino”.  Questo  modello  prevede e teorizza un  approccio  prevalentemente  sociale ai  disturbi e  osteggia  tutte  le forme di  cura  ufficiali,  inclusa  la  terapia farmacologia e  la psicoterapia.

Da  alcuni anni il  cosiddetto  modello  triestino,  peraltro sconfessato da tutte le società  scientifiche che si occupano di psichiatria, è  sbarcato in Sardegna e  gli effetti  si  iniziano a  vedere con  un  autentico  linciaggio mediatico nei  confronti  del  primario  del reparto di  psichiatria, e un   forte peggioramento  dell’assistenza  psichiatrica.  Il  malato   non  viene  curato  ma gestito  con     stanze  colorate e  proiezioni  cinematografiche,  i  farmaci  diventano  cattivi  e  contenere  un  malato in  grave stato di agitazione è  una  violazione dei  diritti  civili.  In  buona  sostanza  non  si  persegue  più  il  bene del  malato  ma solo  il  desiderio  di  onnipotenza ideologica del  curante.

 

L’ideologizzazione è  così  forte  che  vengono  proposte  due  categorie  contrapposte:  gli  psichiatri cattivi  che  legano  i  malati, contro quelli  buoni  che attribuiscono alla  società malata lo  sviluppo  di disagio  mentale (Nb disagio e  non  malattia).  Il  risultato  è che  una  “persona  disagiata” gestita  con  metodi inadeguati devasta  un  reparto  ospedaliero e    manda in  infortunio  diverse persone;  non  solo ma completa  l’opera  esprimendo  il  suo  disagio anche  contro  alcune  autovetture   parcheggiate in strada.

E’  chiaro che  questo stato di  cose è  folle  e  che  ci sono  delle  responsabilità importanti in  coloro  che avendo  la  responsabilità  di  occuparsi  dei  malati si  trastullano  in  masturbazioni intellettuali a  spese  dei contribuenti sardi.

Bisogna  ricordare  che  la   cosidetta  malattia  mentale  non solo esiste  ma   che  ha  delle  basi  biologiche e  genetiche  ben  precise  che  chiamano in  causa  alterazioni  neuronali,  dei  recettori e  di  varie  molecole  nel sistema  nervoso centrale.  L’approccio ideologico  che  detesta  i  trattamenti sanitari contenitivi ed  impedisce di fatto  le  cure, diventa un  mostro  pericoloso  senza  basi  scientifiche e  che  di  fatto  lede  il  primo  principio  della  medicina,  oltre ad un diritto fondamentale del cittadino, quello di  essere  curato, in caso di  malattia,  nel  migliore dei  modi utilizzando  tutte le conoscenze scientifiche e  tecniche disponibili.

 I  fatti recenti rappresentano  il  vero  mostro  generato da un   approccio   esclusivamente ideologico,  senza  alcun confronto e quindi  senza  alcuna  valenza  scientifica e  il  fallimento  di questa politica  sanitaria è   così  palese  che  chi lo ha  prodotto  dovrebbe  immediatamente  dimettersi  e   andarsene via,  evitando  di  fare   ulteriori  danni ai  pazienti e agli operatori sanitari.

Un’ultima  considerazione:  ma  è  normale  che in  un  reparto di  psichiatria  sia  stato  soppresso  il servizio di  vigilanza,  conoscendo la  criticità del  tipo di reparto ? Io  spero  che i  recenti gravi  fatti  facciano riflettere i  responsabili onde evitare  che  la  prossima   “persona  con  disagio sociale” esprima  il  suo disappunto massacrando  un  medico o  un infermiere.

 

Dr.  Vincenzo  Mascia

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 Alessandro Serra - Cagliari